Guerra alle auto a colpi di pedalate

 

Sfreccio in bicicletta ai trenta all’ora, a volte ho l’impressione di raggiungere i quaranta, le mie gambe sono così eccitate dalla gioia di muoversi che ho l’impressione che il telaio non regga il mio impeto e si spacchi ad un certo punto, all’incalzare delle mie pedalate rabbiose. Sono in guerra. Sono in guerra contro alle auto. Ho dichiarato guerra alla scatolette di tonno in movimento, quegli esseri senza cuore che si moltiplicano più velocemente che gli esseri umani. Saranno quasi un miliardo oramai, occupano le nostre strade, i nostri spazi pubblici. Almeno settanta, ottanta anni fà avevano un certo stile, una certa classe, una certa raffinatezza arrogante che potevano permettersi in pochi. Uno le guardava con stupore come un’abitante di città guarda oggi ad uno sciame d’api. Nell’era contemporanea quasi chiunque può pemettersi un automobile. Le vecchie Mercedes tedesche finiscono in Africa. Le vecchie Peugeot continuano a colonizzare l’Africa Occidentale e nuovi esseri squadrati e plastici dai nomi innovativi e poco carismatici popolano le strade dell’Asia illuminata dall’illusorio sole del progresso cinese di oggi. Le auto sono ovunque e sono brutte. Riflettono l’impotenza delle persone che le abitano. Ognuna é caratterizzata da lettere e numeri che compongono un codice. Queste scatolette di tonno in movimento sono immatricolate e i loro dati sono costuditi in archivi. La mia bici invece é libera, corre più veloce delle multe, si inserisce nei viottoli e fugge ogni possibile potenziale inseguitore. La mia bici é anarchica, la mia bici é sovversiva. Io sono un fantino impazzito che la cavalca e sfida le auto che mi passano di fianco e a volte mi fanno sentire l’ebbrezza del potenziale contatto. Una linea a tratti continua, a tratti tratteggiata, divide due corsie di queste scatole accessoriate in movimento che alle volte paiono persino sfiorarsi. Mezzo metro di sbandamento da una parte ed é game over per tutti. Mentro respiro l’aria contaminata dal carburante che questi esseri senza cuore ingoiano, al prezzo del sudore di un lavoro che chi le guida fa spesso controvoglia e per mera abitudine, vedo i vari personaggi del mio paese che sono in giro a piedi, faccio attenzione agli edifici e al mondo che cambia intorno a me. Da qualche giorno ho iniziato a vedere un anziano del mio paese girare in bicicletta, oramai ci incontriamo ogni giorno. Pensavo avesse fatto una scelta ecologica, fino a che mia sorella mi ha raccontato che gli hanno sequestrato la patente per aver alzato il gomito. Oggi pomeriggio l’ho visto quasi cadere a terra, viola in volto, la faccia a forma di rombo, gli occhi stralunati e uno sguardo perso nel vuoto. La sua bici gli era scivolata da un lato e stava trascinando per terra anche lui. Mi ha fissato per un istante ma passavo troppo rapido per essere messo a fuoco. Sfrecciavo mettendo alla prova il telaio della mia bici, lottavo contro alle auto, contro alla mancanza di pensiero, contro alla mancanza di impegno, contro al passivismo nei confronti della vita. Pedalavo contro l’immobilismo, contro l’impotenza, contro la pigrizia, contro l’immobilismo. Pedalavo sempre più rapido e a ogni giro della catena il mio sorriso sul volto aumentava, vivevo la Mia libertà, lottando contro tutto il resto. L’anziano compaesano invece cercava di portare a casa la pelle dopo un pomeriggio di sfide con il suo stomaco al bar del paese. Erano trent’anni che faceva lo stesso gioco e non aveva ancora imparato a vincere! La mia guerra invece, era invece appena cominciata.

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2 Responses to “Guerra alle auto a colpi di pedalate”

  1. Belobo | 24 gennaio 2012 at 08:33 #

    Bello!
    Rivivo le sensazioni che provo mentre pedalo in mezzo alle <>. Tu contro un cubo 10 volte più pesante e talmente goffo che manco ti vede quando lo svernici passondogli affianco. Mi sento come l’Albertone Tomba tra i paletti quando zigzago e aggiro i paraurti.
    Terminare un bel giro domenicale con una scorazzata in centro è un gratifica.
    Pedalare e “avvertire” il telaio che “soffre” è goduria.
    Ascoltare la ruota che frinisce quando si sfrutta l’abbrivio rilassa.
    Accomodare la bici al palo e osservare il girotondo dei maniaci del volante in cerca di parcheggio è sadicamente soddisfacente.
    La bici è il mezzo perfetto.

    • Nicola Zolin | 24 gennaio 2012 at 12:19 #

      L’idea del maniaco in cerca di parcheggio mi piace, come il nervosismo in macchina a mandare a quel paese la vecchiata impacciata che abbiamo davanti.
      Grazie per combattere anche tu!

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