All’Ateneo degli Imperfetti

 

E’ uscita da pochi mesi la nuova edizione italiana della “Storia della follia nell’età classica” di Michel Foucault, uno dei più fulminanti  pensatori francesi del ‘900.
Il testo è un testo ormai datato (1960), e non per questo troppo poco inattuale:
L’inattualità come capacità di tagliare per traverso lo scontato di una visione comune, in una certa epoca, di un certo “fenomeno”, o meglio di una certa forma di esperienza di un campo particolare dell’umano, in questo caso la follia.
Questa nuova edizione italiana reintroduce alcune parti che non erano ancora state tradotte e la sorprendente prima prefazione al testo che l’autore stesso aveva deciso di far scomparire.
Ora, essendo alcuni anni che il modo di “fare filosofia a colpi di martello” di Foucault è senso buono alle mie gambe, capita che seguendo il consiglio di un amico cerchi e contatti Mario Galzigna, grande appassionato di Foucault e curatore dell’edizione italiana di molte delle sue opere, la penultima delle quali è proprio “Storia della follia nell’età classica”. Capita anche che durante il corso del suddetto prof, conosca un tale sprizzante di energia Francesco Codello, preside (insorto) di una serie di istituti comprensivi del trevigiano, responsabile di un circolo anarchico di Marghera che porta questo nome appuntito: “L’Ateneo degli Imperfetti”.
Francesco organizza al suo Ateneo un incontro per presentare il libro e per mettere in discussione alcune tematiche interessanti:  “Follia,libertà e potere. La dimensione libertaria nel pensiero di Michel Foucault”.  Chiama Mario Galzigna ad alimentare i fuochi, che chiama me per propormi un  pò di spazio di parola e discussione. Ed eccovi sabato, domani, tutti invitati all’Ateneo degli imperfetti di Marghera.
Ora chi non conosce il testo o non è mai entrato in contatto con il pensiero di Foucault, si potrà domandare, si vabbè
1-perchè dovrei perdere le mie ore sopra un libro che spacca il tetto delle 800 pagine e che non è proprio tutta sta semplicità?
2- a che cosa può servire discutere di un tema come quello della “follia” cosa vuol dire, cosa mi può interessare, cosa mi può cambiare, dove mi porta?
Allora niente, giusto per darvi qualche spunto io vi dirò questo, che a Foucault interessano quelli che lui chiama “focolai di esperienza”:  la sua ricerca tenta di risalire attraverso la storia della cultura occidentale, (quella a cui apparteniamo e che ci da, per formazione, le linee guida, le impostazioni di senso  delle esperienze che siamo in grado di fare e dei pensieri che siamo in grado di pensare) e tenta di far emergere tramite una ricerca storico-filosofica quali sono le strutture di esperienza che la  caratterizzano.
E sapete cosa dice? che una delle “forme strutturate di esperienza” fondamentale di questa storia è quella dell’esclusione, della segregazione sociale.
In altre parole è come dire che la segregazione sociale e l’esclusione sono delle modalità di fare esperienza che accompagnano la storia dell’occidente e che sono dei caratteri significativi o ancora meglio neccessari al suo costituirsi e al suo  star divenendo quello che è.

Dal Medioevo in poi, grandi territori e movimenti di segregazione, di esclusione: nascita dei llebbrosari; migliaia, sparsi in tutta Europa. Pochi secoli più tardi, debellata la peste, nuovo spettro del male a minacciare l’umano: la follia, le forme di sragione. Sale pian piano la necessità di assoggettarla, di neutralizzarla, di controllare e redimere una forma di trasgressione e di libertà che minaccia in maniera troppo violenta il bisogno di senso della Ragione umana. 1700,nascita del Manicomio.
E quello che si propone lui è proprio questo:  “parlare del gesto che ha provocato questa separazione e che ha imposto questa distanza, del vuoto instaurato tra la ragione e ciò che non lo è”; e quello che si domanda è:  che modificazione c’è stata da allora fino a noi, nell’esperienza che l’umano ha fatto della follia, con la follia, cioè in rapporto all’esistenza della follia stessa come carattere non prescindibile dell’essere umano? E che significati, che prese di posizione porta con sè questo slittamento?
Che cosa diventa l’esperienza della follia quando la follia stessa comincia a coincidere con la malattia mentale? Quando commincia ad essere psichiatrizzata, farmacologizzata?
Ecco, la cosa interessante può essere questa, guardarci allo specchio attraverso quello che scegliamo di escludere, guadagnare una piccola chiave di lettura in più rispetto a chi sceglie di essere l’uomo, capendo come e perchè sceglie di tenere lontane o neutralizzare alcune forme di esperienza dell’alterità da sè..
Foucault che cita, fine della prefazione:  “Compagni patetici che a pena sussurrate, andate con la lampada spenta e restituite i gioielli. Un nuovo mistero canta nelle vostre ossa. Sviluppate la vostra legittima stranezza. ”
Ci si imbarca, magari: “Stultifera Navis” …

 

Elisa Azzolin

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One Response to “All’Ateneo degli Imperfetti”

  1. Francesco Codello | 23 gennaio 2012 at 07:51 #

    Ottima spiegazione di Elisa e ottima serata all’Ateneo, luogo caldo e accogliente, ma anche ricco di energia libertaria.
    Grazie Elisa

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